All’Aquila nera
Il primo albergo costruito in val di Fassa
Nel 1839 c'erano in val di Fassa diverse osterie e locande, alcune cariche di storia plurisecolare, altre di recente costruzione o apertura, ma la capacità ricettiva di ciascuna era assai ridotta, proporzionata al limitato numero degli ospiti, quasi tutti di passaggio: una o due stanze con un paio di letti ciascuna, erano più che sufficienti per le osterie di allora. Un numero maggiore di stanze e di letti si potevano forse trovare nell'osteria alla Corona d'Oro a Vigo, nell'osteria de Salin a Pera, e nell'osteria al Sole a Canazei. Nessuna delle osterie di Fassa poteva quindi venir considerata come un albergo nel significato moderno della parola. Per avere un'idea di come poteva essere allora un'osteria, basterà leggere i documenti della fondazione di un'osteria, tutt'ora in attività a Vigo di Fassa: si tratta dell'albergo al Cervo.
Nella contrada Solar di Vigo, al numero 36, in una casa a due piani, con annesso fienile fatto di tronchi d'albero, viveva la famiglia di Felice Rasum, che era considerata fra le più benestanti del paese. Siccome nel 1837 avevano cessato la loro attività le osterie di Giacomo Cassan e di Paolo Cigolla, il Rasum chiese alle competenti autorità la licenza di aprire osteria nella sua casa. La rappresentanza comunale di Vigo diede il suo parere favorevole all'apertura della nuova osteria, a condizione però che il Rasum venda il vino buono a credito ai figli di famiglia.
II nuovo oste si obbliga a servire i suoi avventori di vino, di acquavite, di commestibili, almeno di polenta e carne salata, e affumicata, e anche di carne fresca, e inoltre di minestre di orzo, e di riso, di formaggio… Egli tiene due camere con letti forniti, e spazioso fienile per i viandanti. L'osteria al Cervo venne approvata l'11 novembre 1837. Dal numero dei letti e delle camere, messi a disposizione dei forestieri dall'oste Felice Rasum, non doveva essere molto intenso il loro passaggio in val di Fassa a quei tempi! La maggior parte dei viandanti era certamente gente povera, che per risparmiare un soldo, preferiva cercare ricovero durante la notte nei fienili d'estate, e nelle stalle d'inverno.
Ci fu però qualcuno in val di Fassa, che per quanto concerne l'attrezzatura alberghiera, precorse i tempi e costruì, fino dal lontano 1839, il più grande albergo che sia sorto in valle nel secolo scorso. Purtroppo per una serie di circostanze dolorose l'impresa appena avviata fallì, e il tempo seppellì anche la memoria dell'ardimentoso che aveva fermamente creduto nell'affermazione del turismo in val di Fassa.
Chi vorrà scrivere la storia del turismo in val di Fassa, non potrà dimenticare Battista Bernard di Michele nato a Pera nel 1804 e morto a Vigo il 17 aprile 1848. II Bernard era venuto a Vigo a gestire l'osteria alla Rosa d'Oro. Dopo un certo numero di anni di tale attività, concepì l'idea di fabbricare lui stesso un edificio, con un buon numero di camere per ospiti, e diede l'incarico di progettarlo al capomastro di Predazzo Gio Batta Morandini.
Ne risultò il più grande fabbricato di tutta la valle di Fassa. A detta del geometra Tomasi di Carano, che ne fa la descrizione minuta nel 1858, «la casa gode della più bella posizione che vi sia a Vigo di Fassa. Il tetto è di tegole di larice. Tutto l'impianto è stato eseguito con regolarità e solidità, anzi si può quasi dire con lusso. La casa è composta di piano terra con le stalle per i cavalli e di altri due piani. Tutte le stanze sono al completo, anzi vi è una stanza tutta dipinta ad olio con arabeschi, fiori e stemmi nobiliari. Tutte le finestre hanno le imposte con griglie colorite». La nuova osteria fu chiamata all'Aquila Nera.
La magnifica costruzione era da pochi anni terminata e rifinita, completa di tutte le comodità di allora, quando un male incurabile troncava l'attività del Bernard, portandolo alla tomba all'età di 44 anni; era il 17 aprile 1848.
L'osteria all'Aquila Nera, dopo la morte del Bernard venne gestita dalla vedova, Maria Giuliana Cigolla; ma siccome il Bernard aveva dovuto fare dei grossi debiti per la costruzione del grande albergo, e non riuscendo essa stessa a soddisfare i creditori, benché a malincuore, fu costretta a vendere il nuovo edificio. Nessuno però in val di Fassa era tanto ricco da permettersi di comperare un fabbricato così grande: era infatti valutato 5500 fiorini. Lo stesso comune di Vigo non fu in grado di poterlo acquistare; eppure in quel periodo si stava cercando con urgenza un edificio per le scuole e per gli uffici comunali: nessuno in val di Fassa aveva una somma cosi rilevante.
L'unico acquirente che si presentò fu l'erario, che col pretesto di dovervi eseguire dei grossi lavori di adattamento, offri soltanto 4000 fiorini, neppure sufficienti per pagare i debiti. E così l'osteria all'Aquila Nera, nel 1856 divenne sede del Giudizio di Fassa; vi furono trasferiti gli uffici, l'abitazione del giudice e le carceri. Quando nel 1923, venne soppressa la Pretura di Fassa, la casa del Giudizio diventò caserma dei carabinieri reali, e tale rimase fino alla sua completa demolizione, per far posto all'attuale casa municipale di Vigo.
Battista Bernard non avrebbe sicuramente potuto immaginare che l'edificio da lui costruito per ospitare i turisti, che allora incominciavano ad arrivare in Fassa per iniziare le prime ascensioni sulle Dolomiti, avrebbe avuto la sorte di diventare sede del tribunale e delle prigioni, e in fine, prima di venir demolito, caserma per i carabinieri. Questa in breve è la storia del primo albergo costruito in val di Fassa.
A cura di p. Frumenzio Ghetta